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    aprile 11, 2016

    Il Museo Organico: riflessioni, modelli, condivisioni

    Il XXI secolo è il millennio dell’avvento della cosiddetta Era Digitale, l’infinito mondo delle reti, il pianeta fluido lo definisce qualcuno.

    Da anni ormai si parla e si sperimentano le tecnologie che ci affiancheranno in maniera totalizzante nella quotidianità della nostra giornata; l’era del cosiddetto internet delle cose, dove un’energia che potremmo definire quasi “astratta” donerà ai nostri hardware linfa vitale, rendendoli organismi vivi, veri e propri protesi del nostro sistema sensoriale ed intellettivo.

    L’enciclopedico immaginario che ci si pone davanti (che non approfondiremp in questa breve riflessione) attrae i creativi di ogni ambito, spingendoli a convivere, a formare e riformare un immenso universo condiviso di idee.

    Fluidità e plasticità sono termini che in maniera perfetta descrivono l’evoluzione del nostro modo di pensare o meglio di ideare la nostra nuova vita digitalizzata, dove i nostri pensieri e soprattutto le nostre immagin-azioni si formano ad irreale velocità.

    Sin dai primissimi anni ’90 si è pensato a costruire e ripensare i luoghi destinati ad ospitare questa infinita ed indefinita massa di pensieri e idee.

    Il “vecchio museo”, da fisso contenitore, teca all’interno del quale conservare l’immaginario umano costruito nei secoli è divenuto luogo di interscambio; malleabile organismo dove il “classico” spettatore svolge un ruolo attivo, diventa esso stesso pezzo fondamentale del complesso marchingegno che è oggi un museo d’arte contemporanea. La stessa parola Museo si ibrida insieme ad altri termini per formare gli acronimi che leggiamo all’ingresso di questi edifici: MOMA, MAN, MACRO, MUDIPA, GNAM, MACBA, MART….

    Dicevamo dello spettatore, egli è chiamato quasi in maniera costante a partecipare attivamente e spesso in modo disorientante a ragionare e seguire gli intriganti e spaesanti paesaggi creati dagli artisti contemporanei all’interno di già complessi e arzigogolati edifici che li ospitano.

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    Carsten holler, MACRO, 2011

    Il fruitore è chiamato a partecipare attivamente alle cosiddette performance degli artisti che sempre più credono nell’inconsistenza mediatica dell’opera d’arte intesa come singolo oggetto fisico, in favore di azioni e creazioni di ambienti capaci di portare essi stessi, gli operatori culturali e lo spettatore a condividere esperienze sensoriali, di convivio dove si immagina il futuro e si costruisce lo sfuggente presente.

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    Rirkrit Tiravanija,“Do we dream under the same sky”, Art Basel, 2015

    Il “gioco” dell’arte contemporanea e della sua fruizione è un complesso meccanismo molto costoso, fatto di grande dispendio di forze economiche private e statali. Il cosiddetto sistema dell’arte è una grande giostra fatta di innumerevoli fiere, biennali, eventi collaterali, nuove interattive opere d’arte pubblicha, etc.. le stesse opere degli artisti hanno spesso un grande valore economico dettato, in parte, dall’altissimo costo di produzione che sta alla base della loro creazione.

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    Matthew Barney-Jonathan Biepler, River of Fundament, 2014

    In questo funambolico contesto gli artisti sono sempre di più chiamati ad essere viaggiatori, creatori di eventi ospitati in città capaci di gestire l’enorme flusso di persone ormai in perenne stato di eccitazione da evento contemporaneo.

    Vi posso assicurare che l’adrenalina e l’assuefazione da arte visiva e cultura contemporanea è uno stato vizioso che ritengo essere necessario alla sopravvivenza intellettiva, spirituale ed economica dell’essere umano che vive in comunità sempre più metropolitane.

    Siamo portati a pensare che il contemporaneo (mi scuso per l’uso spropositato del termine) sia sinonimo di costoso e di incomprensibile, tuttavia vi posso assicurare che ciò non è affatto vero.

    È importante sottolineare i benefici apportati dal vivere contemporary, questa volta tangibili e reali, dove le comunità all’interno delle quali si svolgono queste grandi manifestazioni, dove si costruiscono o rimodulano edifici (a volte intere città e quartieri) vivono meglio, sono più evolute e soprattutto felici di rispettare il prossimo condividendo con esso la propria esistenza. Sono attive comunità capaci di legare assieme gli aspetti culturali legati alle tradizioni del luogo alle più innovative invenzioni e modalità di pensiero di oggi, dove gli aspetti meramente economici si legano a politiche capaci di costruire un futuro green o per dirlo con un termine italiano un futuro sostenibile, condiviso respirabile e soprattutto migliore.

    Questo “strano” mondo ideale è immaginabile, questo grande Museo Organico sembra oggi poter aver vita solamente in regioni che noi consideriamo lontanissime dalla nostra visione spesso offuscata da cattive o inesistenti politiche programmatiche a cui siamo stati abituati qua nel sud dell’occidente.

    Da siciliano posso dirvi che modelli di città o comunità contemporanea sono realizzabili anche in cittadine come Alcamo e che nella stessa Sicilia esistono esempi virtuosi in tal senso.

    Uno splendido luogo di rinascita contemporanea è la FARM CULTURAL PARK di Favara. In questa sede mi limiterò a incollare una serie di link che vi faranno viaggiare virtualmente all’interno del mondo Farm per cercare di studiarne a fondo le modalità, le smisurate possibilità di crescita economica e sociale creata con le quali dalle macerie si può realizzare il sogno di essere la decima meta culturale nel mondo.

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    Visione parziale dell’area riqualificata denominata “sette Cortili”, Favara

    Nell’ultimo anno grazie al “piccolo” contributo di alcuni esponenti siciliani del MOVIMENTO 5 STELLE sono nati 3 luoghi che stanno già seguendo la fresca aria portata nell’isola da FARM. Sto parlando dei 3 progetti vincitori del concorso BOOM POLMONI URBANI: Street Factory eCLettica, Periferica, Trame di quartiere.

    Anche qui vi linkerò il siti del concorso dove potete trovare le pagine relative ai singoli progetti vincitori. Per lunghe linee si tratta di 3 progetti che hanno l’obbiettivo di riqualificare alcune zone degradate e destinate all’oblio urbano con la certezza che grazie al contributo di giovani creativi e dei cittadini volenterosi creeranno un tessuto fertile e ricettivo capace di portare sviluppo e crescita alle città che li ospitano.

    Questo testo vuole essere un primo input che generi nuove idee e visioni nelle nostre menti, gli esempi qui riportati sono solo alcuni modelli dai quali prendere esempio per creare l’idea non utopica di fare di Alcamo un grande museo che sia diffuso, aperto e capace di creare economie generatrici e promotrici di futuri mondi.

    State connessi, a breve vi illustreremo alcuni esempi di come e cosa abbiamo pensato per il Collegio Dei Gesuiti che ad oggi pretende di essere definito Museo, ma che in realtà è solamente una teca vuota, o mal riempita potremmo dire, incapace di evolversi e di farsi Organo, cuore pulsante di Alcamo.

    http://www.farm-culturalpark.com/
    http://www.polmoniurbani.it/